Alexander rimase in silenzio a lungo. Il corridoio era così silenzioso che si poteva udire il ticchettio di un orologio in fondo alla casa. Si passò una mano sul viso, come se cercasse di cancellare la stanchezza e il dubbio, ma dentro di sé, tutto tremava. "Clara..." disse dolcemente, chiamandola per nome per la prima volta. "Se è vero, capisci che questo cambia tutto?" Lei annuì. "Lo so, signore. Non l'avrei mai detto se non ne fossi stata sicura. L'ho riconosciuto subito. Quello sguardo... mi ha perseguitato per tutti questi anni." Alexander fece un passo verso il ritratto e toccò la cornice, come se temesse che il dipinto potesse presto scomparire.
"Cosa gli è successo dopo?" chiese, quasi in un sussurro. "Con Daniel... con Mateusz." Klara fece un respiro profondo, come per raccogliere le forze. "Era adottato. Una famiglia benestante, da un altro paese. È successo all'improvviso. Piangeva... non voleva andarsene. Diceva che suo fratello lo avrebbe trovato. Sul momento, non capii cosa intendesse." Il cuore di Alexander sprofondò dolorosamente. "Hai dei documenti? Nomi? Qualcosa?"