«Amara, tornerò più tardi. Fammi vedere cosa nascondi in questa tua capanna», disse, allontanandosi ma voltandosi ancora una volta a guardare.
Amara la osservò finché non fu fuori dal complesso, poi chiuse rapidamente la porta e vi si appoggiò, respirando affannosamente.
Si voltò lentamente e vide Nene che la guardava con paura e confusione, con le lacrime agli occhi.
Amara si avvicinò a lei e si sedette accanto, toccandole delicatamente la mano.
«Non preoccuparti. Se n'è andata. Per ora sei al sicuro», sussurrò Amara.
Nene annuì lentamente, tenendosi la pancia e respirando affannosamente.
«Grazie, Amara. Grazie», sussurrò lei in risposta.
Ma prima che Amara potesse dire un'altra parola, udì un forte sussulto provenire dall'interno della capanna.
Si voltò di scatto e vide suo figlio, Chijioke, in piedi lì con la bocca spalancata, gli occhi che sembravano sul punto di uscire dalle orbite.
Amara chiuse rapidamente la porta e vi si appoggiò, il petto che si alzava e si abbassava velocemente.
Sapeva di non poter più tenere la sirena nella sua capanna, altrimenti i cacciatori sarebbero potuti tornare e perquisire la sua casa.
Quella notte, quando la luna splendeva nel cielo e le stelle brillavano intense, Amara chiamò i suoi figli, Chijioke e la sua sorella minore, Nenna.
«Chijioke, Nenna», sussurrò, «la mamma va da qualche parte. Voglio che chiudiate la porta a chiave dall'interno e che non la apriate a nessuno finché non torno.»
«Mamma, dove vai di notte?» chiese Chijioke, preoccupata.