Mi alzai lentamente. "Fallo tu, Travis."
Nella stanza calò un silenzio di tomba. Persino l'aria sembrò fermarsi. Travis si voltò, il viso arrossato, una vena che gli pulsava sulla tempia. Mi guardò come se fossi un mobile a cui fossero improvvisamente spuntati i denti.
"Cosa mi hai detto?"
«Ho detto», feci un passo avanti, verso la luce dove poteva vedere l'assenza di paura nei miei occhi, «la cucina è proprio lì. Hai le mani. Usale.»
Scoppiò in una risata acuta e sgradevole. "Credo che tu abbia bisogno di un promemoria su chi comanda in questa casa."
Si è lanciato all'attacco. È stata una mossa goffa e prevedibile. A Silver Pines, gli inservienti erano professionisti qualificati; Travis era solo un bullo. Non mi sono mosso finché la sua mano non è stata a pochi centimetri dal mio viso.
Gli ho afferrato il polso.
Il suono del suo osso che scricchiolava sotto la mia presa riempì la stanza. Mi girai, sfruttando il suo slancio per sbattergli la faccia contro la porta del frigorifero. Emise un gemito soffocato di dolore. Prima che potesse riprendersi, mi chinai vicino al suo orecchio, la mia voce tagliente come una lama.
"If you ever raise a hand in this house again," I whispered, "I will show you why they kept me behind bars for ten years. I am not Jenna. I am the monster she warned you about."
I let go, and he slumped to the floor, clutching his face, his eyes wide with a terror he had never felt before.