Marcin era fermo sulla soglia come una barriera. Aveva le spalle tese, la mascella serrata e negli occhi c'era la familiare convinzione che quello spazio – la cucina, l'appartamento, il suo tempo – appartenesse a lui. Anna si fermò a un passo da lui. Per un attimo, nessuno dei due parlò. Il silenzio era denso, pesante, pieno dell'odore di caffè versato e di qualcos'altro: la rabbia che gli covava sottopelle da anni. "Non vai da nessuna parte", disse infine, a voce più bassa. Il tono era peggio di un grido. "Non fare scenate. Vestiti e andiamo. La mamma ti aspetta." Anna guardò la sua mano, che si alzò lentamente e le si posò sulla spalla. Lui non la strinse. Non ancora. Il gesto era fin troppo familiare: sicuro di sé, abituato all'obbedienza. "Togli la mano", disse con calma.
Marcin si fermò nel passaggio come una barriera.