Non riusciva a fare un passo avanti, né un passo indietro. Il suo cervello, addestrato a elaborare dati, rischi e protocolli, stava subendo un cortocircuito monumentale. C'era sua madre, Doña Inés, la stessa donna che quella stessa mattina gli era sembrata un guscio vuoto, un fantasma dai capelli grigi che a malapena riusciva a tenere lo sguardo fisso sul muro. La stessa donna a cui il dottor Vargas, chiedendo onorari esorbitanti, aveva diagnosticato un danno cognitivo irreversibile e una grave ostilità. Ma la donna che Rodrigo vedeva ora, immersa nella luce dorata che entrava dalla finestra, non era un fantasma.
Era viva, terribilmente viva. Le sue mani, che di solito tremavano mentre stringeva i bicchieri di plastica sterilizzati pieni di integratori vitaminici, ora afferrava saldamente il bordo della fetta di pizza. Il formaggio fuso le macchiava leggermente le dita, ma non le importava. Masticava con una vitalità sorprendente, assaporando ogni boccone come se fosse la prelibatezza più squisita del pianeta, chiudendo gli occhi con un gesto di assoluto piacere che cancellava dieci anni di rughe dal suo viso. "È deliziosa, ragazza mia, deliziosa", mormorò Inés con la bocca mezza piena, lasciandosi sfuggire una risatina maliziosa che provocò una fitta invisibile al petto di Rodrigo.
Erano passati anni dall'ultima volta che aveva sentito quella risata. Da quando l'Alzheimer aveva iniziato a rubarle le parole, i ricordi e la dignità, Inés era diventata una paziente a vita. Rodrigo, disperato all'idea di perderla, aveva trasformato la casa in un ospedale di lusso. Aveva bandito sale, zucchero, grassi, musica ad alto volume, visite inaspettate e qualsiasi cosa potesse turbare il suo fragile sistema nervoso. Aveva costruito una perfetta gabbia di vetro, e ora una donna delle pulizie sottopagata aveva appena infranto quella gabbia con una semplice scatola di cartone unta.
Lucía, seduta accanto a lei, prese un normale tovagliolo di carta – non gli asciugamani sterili e ipoallergenici prescritti dai medici – e asciugò delicatamente l'angolo delle labbra dell'anziana. "Mangi con calma, signora Inés. Ce n'è abbastanza per entrambe. Oggi nessuno ci metterà fretta", disse Lucía con una voce così dolce e calda da contrastare nettamente con gli ordini freddi e calcolati che Rodrigo di solito impartiva in quella stessa casa. L'uomo d'affari sentì il sangue ribollire, ma non era più per rabbia; era per vergogna, una vergogna profonda, corrosiva e schiacciante.
Nella sua mente, gli avvertimenti dell'équipe medica risuonavano come sirene antiaeree. "Il sodio le farà aumentare la pressione sanguigna, signor Valdés. I grassi saturi rappresentano un rischio imminente di infarto. Deve seguire una dieta rigorosa e blanda, senza variazioni. Se si agita, gli dia la pillola blu." Rodrigo aveva seguito queste istruzioni con devozione religiosa. Credeva che, pagando i migliori specialisti e acquistando i farmaci più costosi importati dall'Europa, stesse facendo il miglior figlio del mondo. Credeva che il suo denaro fosse uno scudo infallibile contro la morte.