Era fredda come il marmo. "Oh mio Dio, congeleranno", pensò in preda al panico. Proprio in quel momento, la ragazza che aveva toccato si mosse. Un pezzo di carta accartocciato, piegato in fretta, fece capolino dalla piccola tasca del suo vestito sporco. Con il movimento, il foglio scivolò e cadde sulla paglia. Bianca lo guardò. Era un foglio di quaderno, strappato con forza. Sapeva che non avrebbe dovuto leggere ciò che non le apparteneva, ma la situazione era disperata. Raccolse il biglietto con le dita callose.
La scrittura era tremolante, tracciata con l'urgenza di chi sa che il tempo sta per scadere. Bianca alzò la torcia e lesse le prime righe. E mentre leggeva, sentì il fienile, la tempesta e il mondo intero svanire, lasciandola sola con una verità che pesava più della valigia, più degli anni, più della morte stessa. Il biglietto non era solo un messaggio; era una testimonianza di disperazione. E Bianca, la vedova sola, la donna sterile, aveva appena ereditato tre anime.
Bianca sollevò il foglio verso la torcia, socchiudendo gli occhi. La pioggia batteva così forte contro il tetto del fienile che sembrava volesse lavare via la scritta a matita, ma il messaggio era impresso nella mente di Bianca come un tatuaggio. Per favore, chiunque trovi i miei angeli, Alondra, Ángela e Alicia, non li consegni alle autorità. Vi supplico, per la cosa più sacra, per il sangue di Cristo. Cercate vostra zia in questa città.
Lei saprà cosa fare. Fino ad allora, proteggile. La mamma non ce la fa più. Bianca sentì l'aria abbandonarle i polmoni. Alondra, Ángela e Alicia. I nomi risuonavano con una melodia lugubre, e quella supplica era una supplica alle autorità. Da quale inferno erano fuggite queste bambine, se la loro madre preferiva abbandonarle in un fienile sconosciuto piuttosto che chiedere aiuto alla polizia? Zia Bianca sussurrò la parola, sentendone il peso. Non ricordava che qualcuno in città si aspettasse tre nipotine gemelle.
Il mistero le si attorcigliava nello stomaco, ma non c'era tempo per le indagini. Una delle ragazze, quella all'estrema destra, aprì gli occhi. Erano occhi enormi, color miele, incorniciati da lunghe ciglia bionde. Non urlò, non pianse, si limitò a fissare Bianca con una tranquilla curiosità, una calma innaturale per una bambina che si sveglia in un luogo sconosciuto. Bianca abbassò immediatamente la torcia per non abbagliarla e, frugando nelle profondità della sua anima arrugginita, sfoggiò il sorriso più dolce che riuscì a fare.