Disse di essere il migliore al mondo. I tre percorsero in silenzio il corridoio, passando davanti a costose opere d'arte e oggetti d'antiquariato di cui non comprendevano appieno il valore. La villa, sebbene vi si trovassero solo da pochi giorni, cominciava già a sembrargli familiare nella sua grandiosità. Trovarono una porta socchiusa che conduceva allo studio privato di Marco, un santuario di legno scuro e pelle, con librerie a tutta altezza e un imponente computer su una scrivania antica. Iris indicò il computer, con gli occhi che brillavano di rinnovata speranza.
«Sì, è vero, papà parlava di un dottore speciale», osservò improvvisamente, avvicinandosi alla macchina. «Diceva che era il miglior dottore del paese». Isabel, che era sempre stata la più intellettuale dei tre, comprese immediatamente il senso dei pensieri della sorella. I suoi occhi si illuminarono di riconoscimento e di ricordi. Si avvicinò al computer, affascinata dalla tecnologia a cui raramente aveva avuto accesso nella sua vita precedente. Lo schermo era in modalità standby e mostrava discretamente il logo dell'azienda di Marco.
«È vero», esclamò Isabel, animata per la prima volta dopo giorni. Diceva sempre che se ci fossimo ammalate gravemente, avremmo dovuto consultare un medico. Laya si unì a loro, completando il ricordo condiviso che scorreva tra le tre come una corrente elettrica di speranza. I suoi occhi brillavano della stessa consapevolezza, della stessa determinazione. Agli occhi degli osservatori esterni, sembrava quasi soprannaturale il modo in cui si completavano a vicenda i pensieri, come se condividessero non solo un aspetto identico, ma anche una profonda connessione mentale.
«Cruz», concluse Laya, il ricordo che le balenò nella mente. Si chiamava Dottor Cruz. Papà diceva che salvava persone che nessun altro poteva salvare. I tre si scambiarono un'occhiata, una nuova missione che si cristallizzava tra loro. Isabel, la più esperta di tecnologia, si avvicinò al computer con reverente cautela. Con sua sorpresa e sollievo, il sistema non era bloccato. Forse Marco lo aveva lasciato così di proposito, o forse semplicemente non era abituato a proteggersi tra le mura di casa sua.
Con dita esitanti, Isabel mosse il mouse, osservando lo schermo prendere vita. "Indaghiamo", decise Isabel, aprendo il browser con la sicurezza di chi ha visto gli adulti fare la stessa cosa innumerevoli volte. "Dobbiamo trovare quel dottore prima che sia troppo tardi." La ricerca fu sorprendentemente facile. Bastarono pochi minuti di digitazione attenta per far emergere diversi articoli sul dottor Cruz, un rinomato oncologo che aveva suscitato polemiche nella comunità medica qualche anno prima. I titoli spaziavano dagli elogi alle critiche, ma lo schema era chiaro.