Nella sua risposta non c'era traccia di condiscendenza, solo onestà professionale temperata da anni di esperienza nel destreggiarsi sul sottile confine tra speranza e illusione. "Onestamente, il 10%", rispose senza esitazione. "Ma è meglio di zero, che è quello che offrono gli altri ospedali". Un profondo silenzio calò nella stanza. 10%. Una possibilità su 10. Numeri che qualsiasi investitore razionale considererebbe inaccettabili. Marco guardò i tre gemelli, aspettandosi di vedere delusione sui loro volti. Invece, vide qualcosa di sorprendente: una speranza genuina, come se il 10% fosse una promessa meravigliosa.
Si rese conto allora di come la prospettiva cambi quando l'unica alternativa è zero. "Quando iniziamo?" chiese al dottore, con una nuova determinazione che gli brillava negli occhi. La scena cambiò rapidamente e si spostò in una sala di trattamento sul retro della clinica. A differenza dello studio del dottore, questo spazio sorprese Marco per le sue sofisticate apparecchiature, alcune delle quali apparentemente più avanzate di qualsiasi cosa avesse visto negli ospedali d'élite. Il dottor Cruz spiegò brevemente che molti produttori di apparecchiature mediche avevano donato i loro prototipi più avanzati per la sua ricerca, sapendo che li avrebbe utilizzati nei casi in cui la medicina convenzionale si era arresa.
«Abbiamo preparato una combinazione di immunoterapia mirata e nanomedicina sperimentale», spiegò il medico, mentre diversi colleghi – altri medici che avevano seguito Cruz nel suo autoimposto esilio dal sistema sanitario convenzionale – preparavano attrezzature e farmaci. L'obiettivo è riprogrammare il suo sistema immunitario affinché riconosca e attacchi specificamente le cellule tumorali. Marco ora giaceva su una barella collegata a monitor che registravano i suoi parametri vitali. La procedura iniziale avrebbe richiesto un'anestesia parziale, non totale, ma sufficiente a rilassarlo profondamente durante il trattamento intensivo. I tre gemelli rimasero al suo fianco, tenendogli le mani come piccole ancore alla realtà, mentre il farmaco iniziava a fare effetto.
I loro volti identici, visti attraverso la crescente nebbia della sedazione, sembrarono a Marco tre angeli, una visione che, nel suo stato di crescente rilassamento, non appariva del tutto irrazionale. "Saremo qui quando ti sveglierai", promise Laya, stringendogli la mano con la sorprendente forza di una bambina determinata. "Non andiamo da nessuna parte se non mi sveglio", sussurrò Marco prima che l'anestesia facesse completamente effetto. "Sappiate che mi avete già salvato, anche se non sembra." Le parole aleggiarono nell'aria della sala operatoria mentre chiudeva gli occhi.
Le tre gemelle sentirono il peso di quelle parole, così simili alle ultime che avevano udito dal padre. La differenza era che questa volta erano determinate a cambiare l'esito. Il dottor Cruz guardò le bambine con silenziosa ammirazione, colpito dalla forza che emanava da quelle piccole figure identiche. Fece loro un breve cenno di allontanarsi mentre la sua équipe iniziava il trattamento sperimentale. "Potete aspettare nella stanza accanto", disse gentilmente, accompagnandole fuori. "Durerà qualche ora e vi prometto di chiamarvi non appena avremo finito." Erano trascorse tre settimane da quella prima seduta.