«Ora sta meglio, tesori miei.» «Il dottor Mateo è un santo», li rassicurò Bianca, aiutando Ángela a sdraiarsi sul letto improvvisato in salotto. Quando le ragazze si furono calmate e iniziarono a disegnare con delle vecchie matite, Bianca andò verso la valigia di pelle. Eccola lì, vicino alla porta, come un silenzioso cane da guardia. Era di pelle vecchia, di quelle che non si conciano più, ricoperta di graffi e macchie d'acqua. Bianca la posò sul tavolo della cucina.
Sembrava pesare tonnellate. "Bene, vediamo chi sei veramente", mormorò, aprendo le chiusure arrugginite con un clic secco. L'odore che proveniva dalla valigia fu un tuffo nel passato: sapeva di borotalco, nastri secchi e carta vecchia. All'inizio, sembrava solo un mucchio di vestiti: abiti rammendati con cura, calzini rammendati, un maglione lavorato a mano che trasudava l'amore di una madre in ogni punto. Bianca estrasse gli indumenti con rispetto, percependo la consistenza di una povertà dignitosa.
In fondo, sotto i vestiti, c'era una spessa busta di carta manila sigillata con del nastro adesivo trasparente, ingiallito dal tempo, e accanto ad essa un quaderno nero, di quelli usati per la contabilità. Bianca prese la busta, con le mani tremanti, e con un coltello da burro strappò il nastro adesivo e ne svuotò il contenuto sulla tovaglia di Ule. Tre certificati di nascita e una fotografia in bianco e nero caddero a terra. Bianca raccolse prima la foto. Era una giovane donna sui vent'anni con i capelli chiari e un sorriso triste.
Teneva in braccio tre neonati, guardando l'obiettivo con un misto di orgoglio e paura. Ma non fu la donna a far sussultare Bianca. Fu la voglia, un piccolo neo a forma di stella vicino al mento. La stessa voglia che aveva suo padre. Bianca lasciò cadere la foto come se le bruciasse e strinse a sé i certificati di nascita. I suoi occhi scrutarono disperatamente i nomi. Nome: Alondra Torres Morales. Madre: Sofía Morales. Nonno materno: Alejandro Morales. Il mondo si fermò.
L'orologio della cucina si fermò. Alejandro Morales sussurrò, Bianca sentì un sapore in bocca. Alejandro Morales, l'uomo che una mattina del 1960 uscì a comprare sigarette e non fece più ritorno. L'uomo che lasciò la madre di Bianca in lacrime in cucina e una Bianca di dieci anni ad aspettare alla finestra. Lei aveva sempre pensato che fosse morto, che forse un incidente l'avesse portato via, ma i documenti non mentivano. Aveva un'altra figlia.
La voce di Bianca si spezzò, un misto di rabbia e profondo dolore. "Avevo una sorella. Per tutto questo tempo sola come un cane in questa fattoria, e avevo una sorella là fuori. Sofia, la mia sorellastra, la madre di quei tre angeli." Bianca si accasciò sulla sedia, sopraffatta dalla rivelazione. La zia menzionata nel biglietto non era un'ipotesi azzardata; era lei, erano del suo stesso sangue. Il sangue non è acqua, d