Gli anni solitari
Il liceo non cambiò molto.
Emma studiava sodo, lavorava come tutor e aiutava la madre ogni sera.
Aveva le dita ruvide, la schiena dolorante, ma i suoi voti erano impeccabili.
Nessuno la invitava alle feste.
Nessuno le chiedeva di sedersi con loro.
Per loro, era ancora "la figlia del netturbino".
L'unico calore che conosceva proveniva da quelle tranquille cene a casa: solo loro due, a condividere riso e fagioli seduti a un tavolo di legno traballante.
Sua madre sorrideva, le chiedeva dei voti e rideva per ogni minima cosa.
Quei momenti facevano sembrare il mondo meno crudele.