Zucchero: è vero che le cellule tumorali usano il glucosio per produrre energia, ma lo fanno anche tutte le cellule del nostro corpo. Eliminare completamente lo zucchero dalla dieta sarebbe quindi inutile, poiché le cellule tumorali troverebbero semplicemente un'altra fonte di energia. La dieta generale e l'equilibrio glicemico sono molto più importanti. I cereali integrali contenenti zucchero, come la frutta, non sono vietati.
Soia: questa paura terrorizza molte donne, soprattutto quelle sopravvissute al cancro al seno. La soia contiene fitoestrogeni, composti simili agli estrogeni ma diversi. Il consumo di fitoestrogeni non aumenta i livelli di estrogeni nell'organismo. Anzi, studi recenti hanno dimostrato che il consumo di fitoestrogeni riduce effettivamente il rischio di recidiva del cancro al seno, anche nei tumori al seno ormono-dipendenti.
Carne animale: mangiare carne rossa non lavorata con moderazione non aumenta il rischio di cancro. La carne lavorata presenta un rischio significativamente più elevato. Il punto chiave sta in due fattori: come viene preparata la carne e con quale frequenza viene consumata.
Primo: carne lavorata
La carne lavorata non è semplice carne. Viene modificata, essiccata o affumicata per prolungarne la conservazione o esaltarne il sapore. Alcuni esempi includono salumi, salsicce, pancetta, hot dog e carne secca.
Studi epidemiologici su larga scala hanno dimostrato una chiara associazione tra un elevato consumo di carne lavorata e un aumento del rischio di cancro, in particolare al seno, al colon e ai polmoni. Mangiare 50 grammi di carne lavorata al giorno aumenta il rischio di cancro del 18%. Cinquanta grammi equivalgono a due fette di pancetta o a un panino da asporto consumati a pranzo ogni giorno.