La figlia di un uomo d'affari vedovo non mangiava da due settimane... finché non si presentò un nuovo dipendente e le loro vite cambiarono per sempre.

La figlia di un uomo d'affari vedovo non mangiava da due settimane... finché non si presentò un nuovo dipendente e le loro vite cambiarono per sempre.

Marina non mangia da quattordici giorni.

Niente biscotti, niente frutta, niente latte, a parte qualche sorso forzato dopo infinite suppliche. A otto anni, aveva già l'aspetto di chi ha perso ogni speranza: guance incavate, spalle curve in un pigiama troppo grande, pelle pallida come la cera. Da quando l'incidente le aveva portato via la madre, quella villa era diventata vasta e silenziosa, bella e inutile, piena di stanze eleganti che sembravano trattenere il respiro per non disturbare il dolore.

Medici e specialisti si alternavano come in una staffetta senza fine: esami, documentazione, parole misurate, diagnosi pronunciate con la voce gentile di chi poi sarebbe tornato a casa. Psicologi, dietologi, terapeuti. Qualcuno parlava di "fasi" e "del tempo necessario per elaborare il lutto". Ma la verità era sempre la stessa: ogni mattina, Marina sedeva su una poltrona vicino alla finestra e fissava il giardino, immobile, come in attesa che qualcuno attraversasse il prato, bussasse alla porta e rimettesse a posto il mondo.