La stanza cadde nel silenzio. Il rumore delle posate cessò,

La stanza piombò nel silenzio. Il tintinnio delle posate cessò, la conversazione si spense. Tutti mi guardavano. E lui – Oliver – se ne stava seduto, con un sorrisetto. Come a dire: "Dai, tanto non farai niente".

Ma poi qualcosa dentro di me si è spezzato.

"Grazie per essere venuta", dissi, con voce tremante ma non silenziosa. "So che oggi festeggiamo il successo di mio marito. Ma visto che ha deciso di umiliarmi pubblicamente, lascia che ti dica una cosa anch'io."

Oliver cercò di ridere nervosamente.