Trovò tre ragazze congelate nel suo fienile... Il biglietto che portavano la fece piangere... Il suono non era umano; era un ruggito profondo e gutturale, come se una bestia affamata stesse divorando il vecchio legno della casa. Ma non era una bestia di carne e sangue; era fuoco, un fuoco vorace e vile che era scoppiato a mezzanotte, alimentato da mani criminali e dalla benzina del tradimento. Bianca tossì violentemente , coprendosi la bocca con l'orlo della sua camicia da notte di flanella.

Mamma, la mamma ci tirava forte quando era triste. Tu lo fai con tanta delicatezza. Il cuore di Bianca sprofondò. Sofia immaginò sua sorella che spazzolava i capelli di quelle ragazze, forse piangendo, forse spaventata, trasmettendo quell'ansia attraverso la spazzola. "Beh, qui nessuno ti tirerà, bambina mia. Qui abbiamo tutto il tempo del mondo", promise Bianca. Si spalmò un po' d'olio sulle dita e iniziò a intrecciare con infinita pazienza. Sinistra, destra, centro.

Sinistra, destra, centro. Il movimento ripetitivo era ipnotico. Bianca sentiva che con ogni ciocca di capelli non stava tessendo solo un'acconciatura, ma un legame invisibile. Stava curando la sua solitudine. Quella dura crosta che le aveva ricoperto il cuore dalla morte di Carlos si stava sgretolando, rivelando una carne viva e sensibile. Alicia, la più piccola e birichina, corse verso di loro con un fiore giallo che aveva colto in giardino. "Guarda, zia Bianca, sei proprio carina", disse, cercando di mettere il fiore dietro l'orecchio di Bianca.

Bianca sorrise, lasciandosi adornare. "Grazie, tesoro. Ora sembro una quindicenne, vero?" Le tre ragazze risero. Una risata cristallina che spaventò le galline nel cortile. Improvvisamente, Alicia fissò Bianca intensamente con quella serietà filosofica che solo le bambine di cinque anni possiedono. "Zia," iniziò Alicia, arricciando il naso. "Ti prendi cura di noi, ci dai da mangiare, ci pettini i capelli e ieri sera hai scacciato la nostra paura." "Certo, è per questo che sono qui." Alicia esitò, cercando l'approvazione delle sorelle.

Nella storia che la mamma ci leggeva, la donna che si prende cura dei bambini si chiama mamma. Ma tu sei una zia. Possiamo chiamarti mamma Bianca, perché "zia" suona come una visitatrice, e noi non vogliamo più essere visitatrici. Il pettine si fermò a mezz'aria. Il silenzio sulla veranda era assoluto, rotto solo dal ronzio di un'ape. Bianca sentì la gola stringersi. Mamma, quella parola che aveva desiderato sentire per 40 anni, quella parola per cui aveva pregato, pianto e infine rinunciato.