Osservava il paesaggio scorrere veloce, pensando a tutto ciò che era cambiato in una settimana. Era stata una contadina fuggita di casa, e ora, ora era una soldatessa. «Hai paura?» chiese Mateo, stringendole la mano. «No», rispose Bianca, accarezzando il calcio della pistola che il comandante le aveva insegnato a usare, nonostante le fosse stato detto di non toccarla a meno che non si trattasse di vita o di morte. «Ho fretta. Voglio che le mie figlie dormano sonni tranquilli stanotte.» Raggiunsero la periferia della segheria abbandonata al crepuscolo.
Era uno scheletro di metallo arrugginito e legno marcio, circondato da alti pini: il luogo perfetto per un'imboscata. La squadra tattica si schierò silenziosamente tra le ombre nere degli alberi, muovendosi con letale precisione. "Ricorda, Bianca", le disse Salinas attraverso l'auricolare. "Fallo parlare, fallo confessare e al primo colpo, buttati a terra." Bianca scese dal camion. Mateo scese con lei. Camminarono verso l'ingresso della segheria, due figure solitarie contro l'ultimo mostro. Rodolfo gridò: "Bianca!" La sua voce echeggiò tra le lamiere.
Sono qui. La segheria era una cattedrale di ombre e polvere. Il sole al tramonto filtrava attraverso i fori del tetto di lamiera ondulata, creando fasci di luce rossa che fendevano l'oscurità come spade insanguinate. Bianca avanzava lungo la navata centrale, fiancheggiata da grandi seghe arrugginite che sembravano fauci spalancate. Mateo camminava un passo indietro con le mani alzate, segno di finta resa. «Ti vedo! Bianca!» gridò Rodolfo da una piattaforma rialzata in fondo. «Fermati!» Bianca si fermò.
Il suo cuore batteva così forte che temeva che il microfono legato al petto potesse sovraccaricare il segnale degli agenti federali. "Dov'è Gertrudis?" chiese Bianca, la sua voce ferma che riecheggiava contro le pareti metalliche. "Mantieni la parola data." Una figura emerse da un mucchio di vecchi tronchi. Era Rodolfo. Aveva un aspetto terribile nella sua camicia di seta sporca e strappata, gli occhi iniettati di sangue, la mascella serrata per la cocaina o per la disperazione. Davanti a lui, usandola come scudo umano, c'era Doña Gertrudis.
L'anziana aveva un brutto livido sulla fronte e la bocca sigillata con del nastro adesivo, ma i suoi occhi, i suoi occhi non imploravano pietà, sputavano fuoco. Rodolfo le puntò contro una pistola cromata. "E le mie figlie?" chiese Rodolfo, guardando freneticamente verso l'ingresso. "Ti avevo detto di portarle. Sono al sicuro dove non le troverai mai." "Trovarle," rispose Bianca, facendo un passo avanti con aria di sfida. "È finita, Rodolfo. La polizia ha il diario. Sanno delle tangenti, del riciclaggio di denaro, di tutto."