Per qualche secondo nell'ufficio calò il silenzio più assoluto.
Gli unici rumori erano il ronzio sommesso dell'aria condizionata e il battito accelerato del cuore di Beatrice.
Il signor Duval chiuse lentamente la porta senza dire una parola.
"Interessante", disse infine con tono calmo e distaccato. "Non mi ero reso conto che parlare di bonus personali fosse ora parte integrante della descrizione del lavoro."
Beatrice deglutì.
Emma rimase immobile. Il suo sguardo era calmo, sicuro, come se sapesse esattamente cosa sarebbe successo dopo.
"Signor Direttore", iniziò Beatrice con un sorriso forzato, "le stavo solo spiegando le regole dell'azienda. È nuova, non ha ancora capito come funziona qui."
"Oh, credo che abbia capito perfettamente", interruppe Duval. "Forse anche meglio di quanto pensi."
Si rivolse a Emma.
"Hai parlato del rapporto. Cosa hai scoperto esattamente?"
Beatrice zbladła.
— Non è necessario, signor Direttore, io...
«Beatrice», la interruppe Duval con fermezza, la sua voce che tagliava l'aria come un coltello. «Per favore, stai zitta.»
Emma aprì con calma la sottile cartellina, estrasse il documento e lo posò sulla scrivania.
"La nota spese di giugno mostra due trasferimenti alla stessa società fittizia, "Consultis Europe". Uno di questi è stato firmato elettronicamente dalla signora Beatrice. Ho controllato: il conto appartiene a una società offshore a Cipro.
Ci fu silenzio.
Beatrice diventò ancora più pallida.
"Deve esserci un errore!" esclamò. "Qualcuno ha manomesso i documenti!"
"Basta", disse Duval, con voce pesante e calma questa volta. "Ho notato questi trasferimenti diversi mesi fa, ma non ne avevo le prove. Fino ad ora."