"È vero?"
"Marcus, sei stato avvelenato?"
Marcus guardò la folla, le lenti lussuriose, l'impero dell'inganno che si sgretolava davanti agli occhi del pubblico.
Poi si rivolse ad Aisha.
Lei era in piedi un po' dietro di lui, con le spalle dritte, gli occhi alzati ma cauti, come qualcuno che aveva imparato per tutta la vita che l'attenzione può essere tagliente quanto l'odio.
Marcus sentì il peso di tutto ciò che prima non aveva notato.
Come si muoveva nella sua casa come un'ombra.
Con quanta facilità le persone hanno ignorato le mani che hanno ripulito i loro pasticci e salvato loro la vita.
Prese la mano di Aisha e la tenne dove tutti potevano vederla.
Non come spettacolo.
Ma come verità.
La stanza piombò nel silenzio. Le telecamere illuminarono con maggiore intensità.
Marcus si voltò verso i microfoni.
"Pensavo che il potere potesse proteggermi", disse, con voce tremante, poi più ferma. "Pensavo che la famiglia significasse lealtà. Pensavo che il denaro potesse comprare la sicurezza."
Il suo sguardo si spostò su Werena e Ryan, che venivano condotti verso l'uscita, mentre il loro mondo perfetto crollava a ogni passo.
"Mi sbagliavo."
Cancellato tra la folla.
Marcus sollevò leggermente la mano di Aisha, come per esporla alla luce.
"Questa donna ha rischiato tutto quando avrebbe potuto andarsene", ha detto. "Non l'ha fatto per la ricompensa. L'ha fatto perché ha qualcosa di raro, qualcosa di più della ricchezza."
Guardò Aisha e la sua voce si addolcì.