Un semplice abbraccio che ha scatenato un grosso malinteso e una lezione di lavoro

Ci sono gesti così semplici che non immaginiamo mai che possano generare incomprensioni. Un abbraccio veloce, un sorriso complice, una presenza rassicurante in un luogo spesso carico di emozioni. Eppure, è stato proprio questo piccolo gesto di tenerezza a innescare, involontariamente, uno dei più grandi malintesi della mia vita professionale.

Lavorando insieme, si crea un legame discreto ma prezioso.

Lavorare nello stesso ospedale di mio padre,  Julien , è sempre stato per me motivo di discreto orgoglio. Lui vi ha dedicato quasi trent'anni come infermiere, apprezzato per la sua calma, la sua professionalità e quel suo umorismo discreto che infondeva sicurezza anche nelle situazioni più tese. Io, dal canto mio, ho lavorato nei servizi sociali, supportando le famiglie nei momenti in cui tutto sembrava improvvisamente insormontabile.

I nostri orari raramente si incrociavano. Quindi, quando ci capitava di incontrarci in un corridoio, avevamo questo piccolo rituale: un breve abbraccio, niente di plateale, solo un gesto per dire "Sono qui".