Mi avvicinai, rimanendo nascosto, e sbirciai attraverso la stretta fessura della porta aperta.
Dentro, nella penombra, vidi Pooja, mia cognata, moglie di mio fratello maggiore Arjun, seduta su un materasso sottile. Tra le sue braccia giaceva un neonato, rosso in viso e che piangeva per la fame.
Pooja sembrava esausta. Pallida. Con gli occhi infossati.
Kamla Devi scaldò rapidamente il latte e riempì il biberon. Il bambino lo afferrò disperatamente. Nel giro di pochi secondi, il pianto si trasformò in piccoli sorsi urgenti.
Il silenzio calò sulla stanza.
E in quel silenzio, tutto divenne chiaro.
Pooja ha partorito prematuramente. Era debole e faceva fatica a produrre latte. Ora vivevano di stipendio in stipendio. Il latte artificiale era costoso. Troppo costoso.
Non riuscendo a vedere il nipote piangere per la fame, mia suocera chiese aiuto ad Arjun.
Silenziosamente.
Senza dire una parola.
Le lacrime mi offuscavano la vista.
Per giorni ho rimuginato storie oscure nella mia testa: tradimenti, segreti, figli nascosti.
La verità era completamente diversa.
Era disperazione.